T. Marshall, Le 10 mappe che spiegano il mondo, 2017, Garzanti, Milano.

di

Sacha Mauro De Giovanni

Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 2015 il volume, distribuito in Italia nel 2017 a cura della Garzanti, contiene una puntuale prefazione di Sir John Scarlett, già direttore del Servizio di Intelligence Segreto britannico (MI6). L’autore è Tim Marshall, giornalista britannico e corrispondente estero di alcune tra le più importanti redazioni giornalistiche ed emittenti televisive mondiali, per oltre trent’anni inviato nei principali teatri di guerra come i Balcani, l’Afghanistan e il Medio Oriente. Noto per i suoi documentari e le sue indagini sugli sviluppi di politica estera e sulla diplomazia, Marshall è anche fondatore ed editore di un sito di analisi politica internazionale, una piattaforma di notizie in cui autorevoli giornalisti, politici e analisti condividono le loro opinioni sugli eventi di carattere mondiale. Lo scopo del libro è quello di tratteggiare le possibili evoluzioni nei rapporti tra gli Stati e di fornire una spiegazione in prospettiva del ruolo delle superpotenze nelle varie aree di influenza del pianeta, partendo da dieci semplici carte geografiche e ripercorrendo alcune fondamentali vicende di natura geopolitica, geoeconomica e storica. Per mostrare un quadro d’insieme descrittivo di tale sviluppo delle nazioni l’autore riprende il pensiero alla base del determinismo geografico, secondo cui le caratteristiche fisiche, demografiche e di posizionamento nello spazio di uno Stato rappresentano i fattori in grado di predefinirne le possibilità di espansione e di successo.

L’autore descrive con dovizia i confini naturali e quelli decisi dall’uomo in alcune aree del pianeta e come questi abbiano influenzato le vicende politiche e lo sviluppo sociale dei popoli causando spesso tensioni e generando dispute territoriali, come nel caso della recente contesa sulla Crimea tra Russia e Ucraina. Egli spiega in principio come la Russia abbia risentito fortemente della mancanza di un porto situato su acque tiepide in un mare aperto e come, nonostante la nazione abbia intrapreso una serie di relazioni internazionali e accordi con la Cina, presenti ancora criticità dovute ad una popolazione relativamente bassa in rapporto all’enorme estensione territoriale e all’inconsistenza della flotta marittima poco presente nelle rotte di influenza commerciale. Marshall costruisce all’uopo una sorta di atlante mettendo in relazione tra loro dieci singole mappe, distribuite in altrettanti capitoli, in cui prende in esame tutti i Continenti, ad eccezione dell’Oceania, a volte indicando il comportamento delle principali superpotenze (Cina e Stati Uniti), altre volte descrivendo quelle aree dove ricadono i maggiori contrasti o caratterizzate da problematiche cristallizzatesi negli tempo. Nell’attuale fase storica, precisa l’autore, gli Stati Uniti mantengono ancora la supremazia a livello mondiale seppure impegnati nella difficile sfida di bilanciamento della politica estera con Pechino e, dal canto suo, la Cina, affermatasi come potenza mondiale grazie all’imponente crescita industriale e demografica degli ultimi vent’anni, alla potente marina militare e ai costanti accordi commerciali in tutto il mondo, non si lascerà trascinare in uno scontro militare. Il metodo di osservazione del giornalista britannico, sostenuto da una bibliografia essenziale, punta ad evidenziare il carattere degli Stati, le loro mire recondite e le preoccupazioni più o meno celate dietro ogni negoziato diplomatico, conducendo a un sostanziale dualismo sino-americano, la cui partita decisiva culminerà sul versante geopolitico della regione artica.

Secondo l’autore, infatti, lo scioglimento dei ghiacciai e la coincidente scoperta dei ricchi giacimenti di petrolio e gas naturale nell’Artico ha riacceso l’interesse sull’area da parte di alcune nazioni, Russia e Stati Uniti in testa, attratte dall’enorme potenziale di questa riserva strategica. Tim Marshall, inoltre, sottolinea come la crisi economica iniziata nel 2008 abbia acuito le differenze tra gli Stati del Nord e del Sud Europa, finendo per avvantaggiare la Germania e per creare un fronte anti-tedesco con il rischio di mettere in discussione, a fasi alterne, l’intero progetto unitario dell’UE. I temi affrontati da Marshall in questo volume investono altre annose questioni a livello globale: dalle condizioni di vita nel Continente Nero al Medio Oriente con l’inasprimento del conflitto tra sunniti e sciiti con le ostilità tra Iran e Arabia Saudita; dai difficili rapporti tra l’India e il Pakistan all’interminabile diatriba tra le due Coree; dal ruolo politico e militare del Giappone nell’Est asiatico alle ingerenze USA nei rapporti tra i Paesi sudamericani. Coerentemente alla visione deterministica l’autore conclude che sono le caratteristiche geografiche di un Paese, i suoi sbocchi verso il mare, le sue zone interne, i suoi confini naturali e non, a determinarne i punti di forza o di debolezza, l’insorgere o la recrudescenza di conflitti, le mire espansionistiche o difensive, con inevitabili ricadute sulle scelte economiche, politiche e militari.