Yuval  Noah Harari ,  Da Animali a Dèi. Breve storia dell’umanità, Milano, Bompiani, 2014

di Marianna Bove

 

Docente nel Dipartimento di Storia dell’Università Ebraica di Gerusalemme, con una specializzazione in Storia del Mondo, medievale  e militare, dopo un dottorato di ricerca conseguito presso l’Università di Oxford, Harari, appena quarantenne, è già autore di numerosi testi e di un best seller internazionale, che verte sulla storia dell’umanità e su ruolo, evoluzione ed influenza dell’uomo nella costruzione del mondo. Nel 2012, il professore israeliano ha ricevuto il Polonsky Prize per l’originalità e la creatività mostrata nello studio delle discipline umanistiche.

Recensito con parole lusinghiere da Diamond, premio Pulitzer nel 1998, Da Animali a Dèi è un libro di grande interesse ed originalità che si propone di spiegare, partendo dalla storia più antica dell’umanità, che risale a circa centomila anni addietro, come gli uomini si siano trasformati da semplici animali insignificanti ad unici padroni del pianeta. Circa settantamila anni fa, gli uomini erano, quindi, scimpanzé con un ininfluente impatto sul mondo . Oggi, a dispetto di tante tipologie di animali ancora presenti sul pianeta, gli  uomini sono gli unici ad aver subito un’evoluzione tale da dominare il mondo. Partendo dal presupposto che ciascun essere umano avrebbe voluto, già tempo addietro, attribuirsene il merito attraverso caratteristiche speciali in grado di renderlo superiore, Harari fornisce una sua spiegazione alla teoria enunciata, illustrandone tutti i retroscena: non l’individualità, bensì la collettività li ha condotti al potere. Più precisamente, la capacità di collaborare in massa, con una flessibilità che rompe gli schemi, sovvertendo anche le regole se necessario e senza una conoscenza reciproca di base, rende l’uomo unico e, in tal senso, potente. Harari riporta l’esempio di altri animali, tra cui api e, ancora una volta, scimpanzé, illustrando come le prime seguano schemi predefiniti di collaborazione, mentre i secondi sono incapaci di agire in massa e di interagire, in generale, senza una conoscenza e fiducia reciproca. Naturalmente, c’è una caratteristica che ha reso gli uomini superiori e differenti da ogni altro essere: l’immaginazione. La teoria dell’autore è, senza dubbio, insolita: tutto ciò in cui credono gli uomini e quello che, conseguentemente, hanno costruito, dalla religione alla legge, dagli stati all’economia, fino al valore attribuito al denaro, è frutto di immaginazione. Nessun animale, infatti, crederebbe ad un’entità superiore, esattamente come nessun altro essere vivente attribuisce ai soldi un valore così smisurato. Mentre le altre specie vivono in una semplice realtà oggettiva, fatta di natura ed altri animali, gli uomini vivono un’esistenza immaginaria da cui dipende la sopravvivenza stessa del mondo reale. In tal senso, non si comprende se l’autore voglia sminuire l’ intelligenza umana oppure esaltarla.

In conclusione, però, le scoperte di oggi genereranno nuove classi in futuro e scateneranno nuove lotte di potere, così come accaduto con le rivoluzioni industriali. Quando l’autore parla di nuove classi, il suo riferimento non è diretto ad altri esseri umani, bensì ai computer e alla loro capacità di sostituire le persone in ogni attività della vita. Una sostituzione che non finirà oggi o domani perché, in realtà, è appena cominciata. Tra le tre rivoluzioni a cui gli uomini hanno assistito, ovvero cognitiva, agricola e, più recentemente, scientifica, l’ultima sembra essere particolarmente significativa. Riprendendo le parole di un famoso testo di Fukuyama, pur senza alcun riferimento politico, la terza fase, nella visione di Harari, apparirebbe come un processo innescatosi alla fine della storia, da cui ha, però, avuto inizio un processo nuovo e completamente diverso. Attraverso queste tre fasi, l’autore sviluppa il suo discorso che, a tratti, sembra essere una mera narrazione storica degli eventi e, altre volte, esce da questo percorso oggettivo per diventare un racconto soggettivo, con un punto di vista personale e particolare sugli eventi. Invero, non è facile seguire il filo del discorso: Harari parte da molto lontano e non si comprende, nell’immediato, la finalità del suo ragionamento.  Il volume necessita, pertanto,  di una più lunga ed attenta considerazione di più punti per meglio comprendere una teoria che apre la mente ad una nuova visione della storia e della realtà contemporanea. Le sue riflessioni,  inoltre, sono innovative al punto da non somigliare alle precedenti  teorie sull’evoluzione della storia dell’umanità. Probabilmente, questi aspetti innovativi hanno, poi, decretato un successo concretizzatosi su quel web che, in parte, sembra essere stato demonizzato proprio nelle pagine di questo volume. Da Animali a Dèi è un testo che fornisce, dunque, un contributo importante a più di una scienza e che lascia aperte una serie di riflessioni future su molteplici aspetti e prospettive.